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    Riqualificazione ed efficienza energetica, ecco tutto quello che c’è da sapere
    10-12-2020

    Riqualificazione ed efficienza energetica, ecco tutto quello che c’è da sapere

    Parlando di efficienza energetica si tocca un argomento costituito da numerose sfaccettature: sostanzialmente, quando si decide di operare in questo ambito, l’obiettivo finale è quello di ridurre i consumi, diminuendo in modo molto importante le necessità energetiche dell’abitazione. In questa maniera si può avere un riscontro sia dal punto di vista pratico, con un abbassamento dei costi in bolletta, sia per quanto riguarda gli sprechi di energia, contenuti quanto più possibile. Cercare di attuare interventi di riqualificazione energetica può quindi essere la scelta giusta per avere poi ottimi risultati sotto diversi punti di vista. Molti utenti sono da tempo alla ricerca di soluzioni alternative e convenienti per quanto riguarda il campo energetico e diversi portali cercano proprio di chiarire le idee a chi nutre qualche dubbio, come si può capire consultando le recensioni che spiegano qual è il miglior fornitore di energia elettrica: opinioni dei clienti.

    La divisione in classi energetiche

    Per distinguere al meglio un immobile da un altro e allo stesso tempo classificarlo per il suo rendimento in campo energetico, esistono ben 10 classi energetiche: A4, A3, A2, A1, B, C, D, E, F, G. Sono disposte in ordine crescente di consumi e quindi si ha una classe energetica A4 che è quella che riesce a garantire il minor consumo, mentre una classe G che è all’ultimo posto e fa registrare costi e spese molto elevati. A dividere ogni classe dalle altre ci sono dei parametri energetici stabiliti in precedenza, con il calcolo che viene poi effettuato da un certificatore energetico che rilascia un APE, ovvero l’Attestato di Prestazione Energetica per l’immobile, indicando anche quali potrebbero essere gli interventi migliori da compiere per ambire a una classe più alta (e consumando quindi meno). L’APE risulta importante non solo come parametro di misurazione, ma è anche obbligatorio nel caso in cui si costruiscono nuovi edifici o avvenga una loro compravendita, così come nell’eventualità per cui ci sono lavori di ristrutturazione su elementi dell’involucro esterno dell’edificio per superfici maggiori del 25%.

    Ma quali sono gli elementi che influiscono maggiormente nella valutazione? Oltre alla copertura, giocano un ruolo fondamentale le dimensioni dell’edificio, così come i materiali impiegati durante la costruzioni. Non è da trascurare ovviamente il clima della zona in cui viene costruita la casa. Allo stesso tempo, una volta conclusa la costruzione – come abbiamo già accennato – si possono compiere interventi che vanno per l’appunto a lavorare sull’efficienza energetica del tutto, con procedimenti cosiddetti di efficientamento.

    Cosa sono gli interventi di efficientamento energetico?

    Si parla di efficientamento energetico quando si lavora per migliorare la classe energetica attuale della struttura d’interesse. Si possono avere orientativamente tre principali tipi di efficientamento, causati da lavori focalizzati su specifiche zone:

    • Interventi sull’edificio con il cappotto termico: nel caso di interventi di efficientamento energetico degli edifici si cerca di garantire un isolamento termico, provando a porre quello che viene definito come un “cappotto” che fa sì che il clima sia confortevole sia nei mesi estivi sia in quelli invernali. Questo cappotto può essere applicato all’esterno o all’interno della struttura ed è composto da materiali come lana o sughero, che forniscono un migliore isolamento complessivo. Se si preferisce si può effettuare un’operazione di insufflaggio, che riempie i muri nelle intercapedini ma che non riesce a eliminare del tutto i “ponti termici”, ovvero i punti nei quali avviene scambio tra interno ed esterno e che quindi favoriscono la formazione di muffe.
    • Interventi sull’impianto di riscaldamento: in questo secondo scenario si va invece a lavorare sulla caldaia, andando o a sostituirla con una caldaia ad alto rendimento o a condensazione, oppure installando pompe di calore, sistemi di termoregolazione e valvole termostatiche, o magari ancora ricorrendo a riscaldamenti a pavimento, capaci di distribuire il calore in modo più omogeneo: sostanzialmente si va a garantire un elevato risparmio energetico diminuendo i consumi e quindi conseguentemente le spese correlate.
    • Utilizzare sistemi alternativi per la produzione di energia: l’ultimo elemento da tenere in considerazione prevede un cambiamento nei metodi tramite i quali riuscire a produrre energia. Oggi è infatti possibile installare sistemi che riescono ad alimentare un impianto sfruttando fonti rinnovabili, il tutto tramite un impianto fotovoltaico o solare termico. Allo stesso modo può essere utile adottare sistemi di illuminazione a LED, che riescono a diminuire nettamente il fabbisogno di energia elettrica dell’utenza rispetto all’illuminazione tradizionale.

    Ma quali sono i costi di tutte queste soluzioni? Interventi che prevedono una riqualificazione energetica sono anche supportati da diversi finanziamenti, come il Fondo per l’Efficienza Energetica o il Bonus Ristrutturazioni, o ancora l’Ecobonus e il Bonus Mobili. In questi casi le detrazioni per lavori orientati all’efficientamento sono valide con aliquote che variano tra il 50% e il 65%. Una scelta quindi fortemente consigliata anche dai nuovi criteri per edifici NZEB, ovvero a Energia Quasi Zero: entro il 2021, tutti gli edifici di nuova costruzione o comunque protagonisti di una ristrutturazione che va a coinvolgere più del 50% della superficie esterna, dovranno essere a dotati di un fabbisogno energetico molto basso e possibilmente ottenuto per la maggior parte da energia proveniente da fonti rinnovabili. È perciò importante cominciare a prepararsi e organizzarsi fin da subito, in modo da poter sfruttare tutti gli incentivi del caso e predisporre già i cambiamenti futuri.

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