RecensioneItalia
    Vivere Viaggiando
    17-09-2019

    Vivere Viaggiando

    Vivere per viaggiare e viaggiare per vivere.
    Ci imbattiamo abbastanza spesso in storie esaltanti di persone che hanno compiuto la radicale scelta di vivere viaggiando. Oggi più di ieri, le loro vite sono alla portata di tutti grazie ai social network. Spesso suscitano ammirazione, talvolta invidia, saltuariamente un po’ di frustrazione in chi deve rimanere a casa per gestire le difficoltà quotidiane, la routine.
    Da Bali all’Australia, dai paradisi tropicali alla Tailandia, le vicende ed i racconti degli eterni viaggiatori sono di ispirazione per chi, tra quattro mura, sogna di aprirsi ad un’esistenza totalmente diversa. È stato d’altronde dimostrato che viaggiare aumenta le capacità cognitive e la flessibilità del cervello. Non solo: riduce lo stress e accresce le competenze organizzative. Il movimento è uno dei mezzi tramite cui i bambini imparano di più sul mondo e su loro stessi.
    Muoversi, spostarsi, esplorare è la chiave per lo sviluppo umano e l’apprendimento fin dai primi passi. Uno degli ostacoli apparentemente più insormontabili per chi desidera vivere viaggiando è l’idea che fare i “turisti a lungo termine” sia molto costoso, una scelta da ricchi. In realtà non è così, tutt’altro: testimonianze e studi dimostrano come i turisti a lungo termine riescano a coronare il proprio sogno partendo da situazioni economiche normali, persino modeste, e che gestiscano le loro vacanze permanenti in gradissimo risparmio!
    Esistono tre tipologie di viaggiatori per la vita: quelli che d’un tratto partono per godersi la vacanza fino ad esaurimento risorse, quelli che pianificano l’esistenza intorno all’opportunità di viaggiare regolarmente, quelli che decidono di viaggiare lavorando e fare del viaggio la loro “casa”. Li chiameremo rispettivamente turisti full time, turisti part time e turisti di mestiere (per leggere storie e vicende di chi ha scelto la strada del perenne peregrinare, consigliamo il blog Mangia, Vivi, Viaggia di Gianluca Gotto).

    • I turisti full time, dopo aver risparmiato infaticabilmente o aver ottenuto qualche soldo imprevisto, decidono di lasciarsi la routine alle spalle, dietro un tornello ferroviario, un casello o il gate di un aeroporto. I turisti full time viaggiano a tempo pieno, senza un biglietto di ritorno e senza preoccuparsi di dover guadagnare nulla: spendono il proprio budget finché possibile e solo quando lo avranno esaurito torneranno a casa. Ogni moneta risparmiata è un’ora di vacanza guadagnata: chi sceglie di fare il turista full time è spesso un artista del risparmio e dell’adattamento; predilige una soluzione scomoda e complessa ad una dispendiosa, puntando tutto sulla genuinità delle esperienze. Solitamente non si ferma a lungo nel medesimo luogo, prende i mezzi che utilizzano i locali, copre lunghe distanze in un tempo altrettanto lungo. Dopo tutto, non esistono scadenze se non quelle dettate dal portafoglio.

    I turisti part time sono una versione più sistematica e “regolarizzata” di quelli full time. Il turista part time organizza la sua vita professionale e relazionale sulla certezza che, ad un dato momento dell’anno, partirà per trascorrere molti mesi fuori. Si tratta di persone che di solito lavorano metà dell’anno o ad intervalli, per riempire il loro calendario di lunghe vacanze. Spesso svolgono mestieri stagionali o cambiano instancabilmente attività, passando con entusiasmo da un’occupazione temporanea all’altra. La maggior parte delle volte viaggiano in solitaria (non è facile adeguarsi alla loro agenda) ma contano amici praticamente ovunque. I turisti part time, una volta partiti, hanno in tasca spesso un biglietto di ritorno e diverse tappe prenotate lungo il percorso. I loro viaggi – a vederli – somigliano più a delle vacanze classiche, con programmi ben ponderati. Rientrati da un’avventura, hanno sempre pronta la successiva, per il cui finanziamento “accettano” di riprendere in mano la solita quotidianità.

    I turisti di mestiere sono quelli per cui la dimensione del viaggio coincide di fatto con quella della vita. La loro dimora è “ovunque”, il loro paese dappertutto. È il popolo di coloro che lavorano viaggiando, per cui il viaggio non è un’alternativa al quotidiano ma diviene il quotidiano stesso. Che si spostino in camper, in minivan, in auto, in aereo, in treno, in bici, per loro non esistono scadenze o ritorni definitivi. I turisti di mestiere si dividono a loro volta in due categorie: quelli che svolgono una professione itinerante o quelli che hanno reso il viaggio stesso un mestiere. In entrambi gli scenari, la tecnologia e soprattutto la rete giocano un ruolo da protagonista. Nel caso di chi lavora viaggiando, internet rende non soltanto più semplice la ricerca di impieghi a breve termine per chi si sposta continuamente, ma fornisce anche la fantastica opportunità di praticare ovunque la propria professione: piattaforme tipo Nomadi Digitali o qualsiasi sito “freelance” (addlance, freelancer, ecc.) consentono a chi vive viaggiando di lavorare ovunque, basta possegga un buon pc ed una connessione efficace. Il modello freelance è in forte crescita e – per quanto l’universo freelance sia sicuramente un ambiente difficile, estremamente competitivo e inizialmente ostico da gestire – offre enormi opportunità a chi desideri coltivare la propria attitudine gitana. Scrittori, programmatori, fotografi, videomaker, manager, grafici, disegnatori… tutti itineranti e senza vincoli! Prendiamo invece in considerazione una figura piuttosto nuova del panorama professionale: il travel influencer. Non ci facciamo illusioni: non tutti riescono a diventare travel influencer, specie con la crescita esponenziale di social star che satura il mercato rapidamente; ci vuole, tra le altre cose, un pizzico di fortuna oltre che di fiuto ed estro artistico. Eppure, diversi giovani riescono a guadagnarsi da vivere del tutto (o quasi del tutto) “semplicemente” postando contenuti online delle loro perenni vacanze. Come? I travel influencer guadagnano tramite le sponsorizzazioni di realtà che operano nel turismo, fornendo ad esse il proprio profilo ricco di followers come una vetrina in cui pubblicizzare servizi, pacchetti, location, ecc.

    Qualunque sia il modo di vagabondare e soprattutto di vagabondare a lungo termine, è comunque indubbio che i mezzi informatici abbiano reso il viaggio un’esperienza più agevole. Grazie ad internet ed ai dispositivi mobili in generale si sono aperte possibilità prima impensabili, specie se si pianifica di trattenersi a lungo lontani dalla casa-base: orientarsi, trovare un alloggio, cercare informazioni, mezzi alternativi, prenotare ingressi, confrontare soluzioni, consultare recensioni e suggerimenti, condividere esperienze, mantenersi in contatto. Pensate soltanto alle tecnologie gps, alle OTA (Online Travel Agencies), ai siti aggregatori di voli, ai siti di scambio informazioni, al car sharing, ai traduttori estemporanei, eccetera. Non solo: immaginate anche il vantaggio per chi – fuori senza scadenza – non può portare con sé peso inutile o stampare montagne di biglietti. Da oggi esistono app come Tiqets, grazie alle quali è possibile acquistare e conservare biglietti per le maggiori attrazioni a livello mondiale, tutto comodamente dallo smartphone. Lo sappiamo bene: la vita girovaga comporta ovviamente scelte radicali in fatto di carriera, famiglia e priorità. I soldi non sono l’unico problema: ci sono le prospettive, gli affetti, i progetti e le responsabilità. Vivere per viaggiare è splendido, ma prevede anche delle rinunce importanti. Se però sono soltanto i soldi a trattenervi, non lasciatevi assolutamente intimidire: i viaggiatori per la vita non hanno bisogno di grosse somme e alcuni – come abbiamo visto – hanno reso la loro quotidianità raminga un vero e proprio mestiere.

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