RecensioneItalia
    L’energia nel mondo
    05-10-2019

    L’energia nel mondo

    Da dove proviene l’energia del mondo? Quanta energia consuma il pianeta, o meglio l’uomo che lo abita? Quanta energia ancora dipende dal petrolio e dal carbone? Quanta, invece, deriva da fonti rinnovabili? Simili domande sono oramai all’ordine del giorno e fanno seguito alla crescente preoccupazione della collettività verso l’ambiente. Lo spettro della catastrofe ecologica aleggia nelle relazioni degli scienziati e degli addetti ai lavori; l’emergenza clima non può più essere negata, nascosta sotto al tappeto o messa in un angolo, specialmente grazie alla mobilitazione dei più giovani che con un’unica voce chiedono maggiore rispetto per la terra.

    Il collegamento tra produzione/consumo energetico è naturalmente più che strettissimo. I processi di produzione energetica inquinano, inquinano gli scarti di lavorazione del settore, inquinano – soprattutto – le emissioni dei combustibili fossili usati per alimentare le fabbriche, le automobili, riscaldare le abitazioni, ecc. Scegliere una fonte energetica inquinante significa dunque compromettere l’ambiente lungo tutta la filiera del suo consumo. Carbone, petrolio e – in misura minore – gas naturale sono i principali responsabili delle emissioni di CO2. Purtroppo, secondo le ultime statistiche, la produzione annua di CO2 sta aumentando invece di ridursi. Questo nonostante tutti gli allarmi e tutte le promesse. Per limitare l’innalzamento della temperatura terrestre a parametri accettabili (2° annui), dovremmo tagliare bel il 75% delle emissioni tossiche entro il 2050: un traguardo irraggiungibile, almeno di questo passo, nonostante i numerosi patti e le molteplici risoluzioni sul clima, tra cui l’Accordo di Parigi (2015) ed il Protocollo di Kyoto (1997). La decarbonizzazione, ovvero la progressiva rinuncia all’utilizzo di combustibili fossili, è un obiettivo d’importanza essenziale se vogliamo salvaguardare il pianeta e assicurarci una qualità della vita migliore, anche a partire dal semplice inquinamento cittadino.

    Per farci un’idea della situazione odierna possiamo consultare gli autorevoli report della REN21 e le statistiche della IEA.
    Attualmente il fabbisogno energetico globale è coperto per il 79,7% dai combustibili fossili, per il 7,5% dagli impianti a biomassa tradizionale, per il 2,2% dal nucleare e per 10,6% dalle rinnovabili. Gli investimenti sulle rinnovabili e il loro apporto totale sta fortunatamente crescendo, grazie all’interesse privato ed agli incentivi governativi. Basti pensare alla Cina: essa è il maggior consumatore di energia mondiale ed il paese a maggior tasso di crescita, ma anche la nazione che investe in modo decisamente più massiccio sulle fonti energetiche rinnovabili. Il secondo posto del podio come consumatori di energia spetta invece agli Stati Uniti, il cui fabbisogno di petrolio e gas naturale risulta elevatissimo, tanto da costringere gli USA a importarne in gran quantità nonostante le ingenti riserve locali.

    Se guardiamo la tabella del consumo pro capite di energia, ai primi posti troviamo paesi come la Svezia e l’Islanda. Attenzione però: il consumo “puro” di energia non è un parametro di per sé particolarmente illuminante. Lo è molto di più l’emissione pro capite di anidride carbonica: in questa classifica trionfano senza mezzi termini il Canada e gli Usa, con parametri addirittura doppi rispetto ai paesi successivi. La produzione di CO2 e il consumo energetico sono ovviamente distribuiti in modo ineguale: ciascun abitante dei paesi sviluppati ed in via di sviluppo produce CO2 per 10/35 cittadini del terzo mondo.

    Per quanto concerne gli ambiti di impiego globali, il 21,2% dell’energia è utilizzata a livello residenziale, il 29% nell’industria ed il 28,5% nei trasporti (per raggiungere il totale bisogna sommare l’energia spesa nei servizi e la materia prima destinazione non energetica, come il petrolio per la fabbricazione di plastiche). Analizzando invece gli scopi, scopriamo che per alimentare veicoli è adoperato il 32% delle risorse, di cui il 9,8% rinnovabile; per riscaldare (cucina, caldaie ecc.) e raffreddare (condizionatori, frigoriferi ecc.) se ne va il 51% delle risorse, con un magro contributo dell’energia verde (3,3%); sotto il frangente della produzione di corrente elettrica, le risorse impiegate sono il 17% con un consolante 26% di rinnovabili.

    Quale è invece la situazione dell’energia in Italia? Quanta della nostra energia è ecologica?
    L’Italia dipende dall’estero per il 72% del suo fabbisogno totale. Utilizziamo ancora in larga parte il petrolio ed il gas naturale come combustibili e li acquistiamo da realtà straniere. Siamo dipendenti per quel che concerne specialmente i trasporti ed il riscaldamento/raffreddamento, mentre ci stiamo progressivamente affrancando in materia di energia elettrica. Nel Bel Paese assistiamo ad un positivo – seppur timido – incremento nell’impiego e nella diffusione delle energie rinnovabili. Nel 2018, in Italia le FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) hanno soddisfatto oltre il 18% dei consumi. Considerando il solo settore elettrico, l’incidenza delle FER è stata pari al 34,5%. Analizzandole per tipologia, le rinnovabili italiane nel settore elettrico sono così ripartite, almeno secondo le stime Terna-Gse: l’elettricità “pulita” proviene per il 49,3% da fonti idroelettriche, 17,5% dall’eolico, 22,7% dal solare, 6,1% dalla geotermica e 19,3% dalle bioenergie.

    Molte compagnie energetiche italiane, complice il passaggio dell’intero settore dal mercato libero a quello tutelato, cercano di soddisfare le esigenze green dei clienti sempre più attenti e consapevoli verso le tematiche ambientali. Sorgenia, ad esempio, garantisce agli utenti un’energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili, qualunque sia il pacchetto attivato con l’azienda. Allo stesso modo Coop Luce e Gas fornisce al consumatore l’opportunità di scegliere un contratto 100% ecologico: costa all’utente soltanto 8 euro in più annui rispetto a quello canonico, ma permette di risparmiare all’atmosfera ben 911 kg di CO2. Non dimentichiamo che l’energia rinnovabile, oltre a migliorare la qualità delle nostre vite, contribuisce a creare anche nuovi posti di lavoro in un paese come l’Italia, tradizionalmente povero di materie prime fossili: il valore aggiunto per l’intera economia del compartimento termico è stato di 5 miliardi di euro, mentre per quello per il comparto elettrico di 2,8 miliardi di euro. I due settori hanno generato occupazione rispettivamente per 28.000 e 29.700 persone.

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